"Certo andavamo in Asia e l′Asia non era solo un continente, ma un luogo ben definito e un po′ misterioso, situato in qualche parte fra l′India e la Cina. Da lì erano venuti i popoli, le dottrine, la religione; lì si trovavano le radici di tutto il genere umano e le oscure sorgenti di tutte le vite, da lì provenivano le immagini degli dei e le tavole della legge". Così scrive Hermann Hesse in Sogno a Singapore, uno dei racconti che compongono il resoconto del viaggio in India, da lui compiuto negli ultimi mesi del 1911 in compagnia d′un amico, il pittore Hans Sturzenegger.
Un racconto autobiografico dunque o meglio un documento umano e psicologico di notevole valore, una fuga in Oriente dove, sia nel secolo scorso che nel nostro, gli intellettuali credettero di trovare (e in parte trovarono), l′antidoto alla vita frenetica dell′Occidente. Hermann Hesse viaggia qui come gli asiatici (vedi Gli asiatici che viaggiano) soffrendo il caldo, gli insetti, le presenze umane, i ritardi, ma viaggia con profonda intensità e umanità.
Certo l′India per Hesse non è cosa nuova, poiché la civiltà e la cultura di questo paese gli erano presenti fino dall′infanzia. (continua)
introduzione di Brunamaria Dal Lago Veneri
Newton e Compton
Grandi tascabili economici
1998, pag. 190
ISBN 88-7983-560-2
In copertina: Odilon Rédon
Le Buddha
"E infine mi recai, nell′estate del 1911. addirittura in India", ha scritto Hesse nelle sue memorie. Nei primi anni di questo secolo il fascino esotico dell′oriente esercitò una grande influenza sulla cultura europea. Ma per lo scrittore quel viaggio aveva radici più profonde: la madre nata in India, i racconti del nonno materno, un famoso pastore che aveva predicato a lungo in quel paese, e, soprattutto, il suo profondo interesse per la filosofia e le religioni orientali. Il viaggio di Hesse durò circa tre mesi: partito da Genova il 7 settembre rientrò in Europa qualche giorno prima della fine dell′anno. Quel mondo, che lasciò nel suo animo tracce indelebili, gli ispirò pagine ricche del fascino di un′atmosfera carica di magia: racconti, storie, diari di viaggio, raccolti nel presente volume.
"La mia via verso l′india non passava per navi e ferrovie, ma attraverso magici ponti che dovetti io stesso trovare" (Hermann Hesse).
Da due ore i moscerini molestano la nave; è molto caldo e l′aspetto tranquillo del Mediterraneo si è dissolto con sorprendente rapidità. Molti temono semplicemente il famigerato caldo del Mar Rosso, ma la maggior parte dei viaggiatori rientra da brevi vacanze o da visite fatte in patria oppure va all′estero per la prima volta e per tutti loro il ricordo della patria incomincia appena ora ad attenuarsi, mentre l′Oriente li aggredisce con il caldo, la sabbia, le albe precoci e i moscerini, quell′Oriente che essi non amano, quantunque sia proprio li che guadagnano il loro denaro. Soltanto nel ristorante di seconda classe sono rimasti a far bisboccia alcuni giovani tedeschi, la maggior parte dei passeggeri è già in cabina. Un impiegato sanitario egiziano, che accompagna la nostra nave da Porto Said, va avanti e indietro di cattivo umore.
Cerco di dormire. Mi sdraio sul letto nella mia minuscola cabina. Sopra di me fruscia ronzando il ventilatore elettrico e dal piccolo oblò si intravede la notte calda e tenebrosa e le piccole zanzare cantilenano ronzando. Dalla nostra partenza da Genova nessuna notte a bordo è stata così tranquilla; da ore non si è udito altro rumore che il leggero sferragliare di un treno dal Cairo, che è sbucato sul lungo terrapieno deserto e sbuffando a una vicinanza spettrale è scomparso, come per magia, nel paesaggio lontano e deserto.