Quando pubblica Peter Camenzind, nel 1904, Hermann Hesse ha ventisette anni. La sua giovinezza, con quel libro, è finita, anzi, vi è riassunta come in un bilancio. Subito dopo si avrà una svolta decisiva. Lo stesso successo del libro sarà determinante a snidarlo dal brumoso nido della sua giovinezza. Poi, l′anno stesso in cui esce il romanzo (a puntate, sulla "Neue Rundschau", era già uscito nel 1903), Hesse sposa Maria Bernoulli, con cui va a vivere, in una naturalità contadina memore di Tolstoj e di Rousseau, sul lago di Costanza. L′anno dopo nasce il primo figlio, Bruno. Poi cominciano i primi viaggi per conferenze, le collaborazioni con giornali e riviste di prestigio, le visite di amici o di ammiratori. Insomma, il mondo ha ormai preso atto che esiste lo scrittore "neoromantico" Hesse e per qualche anno lo attira a sé, lo include nel proprio giro. Con la moglie, una depressiva di grande sensibilità, squisita pianista, il rapporto comincia ben presto a coprirsi di ombre, nonostante la nascita di altri due figli. Un giorno la crisi scoppierà, per l′uno e per l′altro coniuge, sino alle soglie - o al di là delle soglie - della follia. Insomma, dal Peter Camenzind in poi Hesse è tutto proiettato sul futuro, la lunga stagione della giovinezza, se nell′opera avrà prolungamenti tenaci fino alla morte, nella vita può ormai dirsi conclusa. Ma che stagione è stata? (continua)
traduzione di Ervino Pocar
introduzione di Italo Alighiero Chiusano
Oscar Mondadori
Oscar Scrittori del Novecento
aprile 1995 pag. 139
ISBN 88-04-18151-6
In copertina: Francesco Clemente,
Midnight Sun, IV -olio su tela, 1982-
Zurigo, Collezione Thomas Amman
Pubblicato nel 1904, è questo il primo successo letterario del giovone Hesse, e segna l′inizio della sua carriera di scrittore. È una trance de vie riferito ai primi anni della giovinezza, all′uscita dall′adolescenza. Secondo la più antica tradizione del romanticismo tedesco, il protagonista, Peter Camenzind, abbandona poco più che ragazzo il paese natale per scoprire il mondo. Personaggio raffinatissimo, Camenzind-Hesse impara dal suo peregrinare a osservare con distacco gli esseri umani e arriva, infine, ad auspicare il ritorno a un mondo primordiale, pre-urbano, pre-industriale. Un′autobiografia larvata, dunque, un ripensamento nostalgico e distaccato degli anni trascorsi, un auspicio per il futuro. I temi e gli spunti, identici a quelli delle opere successive, sono trattati qui con grande ingenuità. Il rifiuto dell′intellettualismo e il ritorno alla natura (la cui descrizione resta memorabile) costituiscono il fascino di questa "piccola composizione in prosa", secondo la definizione che ne diede lo stesso Hesse, parlandone al suo editore.
In principio era il mito. Come il grande Iddio poetava e andava in cerca di espressione nelle anime degli indiani, dei greci e dei germani, così va ripoetando tutti i giorni nell′anima di ogni fanciullo.
Non sapevo ancora come si chiamassero il lago e i monti e i ruscelli del mio paese. Ma vedevo stesa al sole la verdazzurra e liscia superficie del lago trapunta di piccoli lumi e intorno, in fitta corona, i monti ripidi e nelle loro più alte fenditure i lucidi nevai e le minuscole cascate e ai loro piedi i prati obliqui e luminosi cosparsi di alberi da frutta, di capanne e di grigie mucche dell′alpe. E siccome la mia povera piccola anima era vuota, silenziosa e in attesa, gli spiriti del lago e della montagna vi scrissero le loro belle, ardite gesta. Le pareti rigide e gli erti versanti parlavano con orgoglio e con rispetto dei tempi di cui sono figli e di cui portano le cicatrici. Parlavano di quando la terra si fendette e si torse e dal suo corpo tormentato mandò fuori, tra i gemiti del parto, le vette e le creste. Monti rocciosi sorsero ruggendo e crepitando finché, nell′ascesa senza meta, si spezzarono in cima; monti gemelli lottarono disperatamente per lo spazio, finché uno vinse, salì e respinse il fratello mandandolo in frantumi. Fin da quei tempi erano rimaste nelle gole le vette scapitozzate. le rocce respinte e spaccate, e ad ogni sgelo la valanga d′acqua portava a valle blocchi grandi come case, li frantumava come vetro e li affondava d′un colpo nei morbidi prati.