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La copertina della raccolta Leggende e fiabe separatore

L′incipit dell′introduzione di
Italo Alighiero Chiusano:

Per chiunque ami Hermann Hesse, questa raccolta dà modo di avere molto di lui, in tutte le fasi del suo sviluppo e in quasi tutti i registri. I quarantatré pezzi che costituiscono questo volume nascono infatti lungo un arco temporale che va dal 1903 (quando lo scrittore di Calw aveva ventisei anni) al 1932 (quando toccava la piena maturità dei ciquantacinque). Ciò significa che la fiaba Il nano viene composta quando Hesse, come autore, aveva alle spalle quattro titoli soli, che avevano attirato su di lui alcuni interessi illustri (e basterebbe nominare Rainer Maria Rilke), ma senza lanciarlo ancora nel mondo del successo: due libri di versi (Romantische Lieder, "Canzoni romantiche" e Gedichte, "Poesie"), una raccolta di prose narrative (Eine Stunde hinter Mitternacht, "Un′ora dopo mezzanotte") e qualcosa di simile a un vero e proprio romanzo (Hermann Lauscher). Sta però scrivendo, questo giovane Hesse dal sorriso tra impacciato e di sfida, il romanzo Peter Camenzind, che l′anno dopo (1904) lo renderà celebre per sempre. (continua)

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Hermann Hesse

Leggende e fiabe

traduzione di Francesco Saba Sardi
introduzione di Italo Alighiero Chiusano

Oscar Mondadori
Oscar Scrittori del Novecento, 1994, pag. 439

ISBN 88-04-20477-X

In copertina: Enzo Cucchi, Il pittore matto
(olio su tela) 1982,
New York, Collezione Guggenheim.

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Il risvolto di copertina:

Novità assoluta per l′Italia, quest′opera comprende le leggende e le fiabe scritte da Hermann Hesse nel periodo 1903-1932, gli anni più importanti della sua creatività. Ritrovate tra carte ingiallite, alcune di esse appaiono in volume per la prima volta, altre - pubblicate, Hesse vivo, su riviste tedesche o svizzere - furono via via accolte nel Fabulierbuch (1935). Nel complesso si tratta di una raccolta ampia, ben rappresentativa della tematica hessiana, della quale illumina aspetti meno noti e inusuali.
Le leggende fiorite intorno ai Padri del deserto e agli eremiti della Tebaide, il medioevo francescano o quelle cortese e cavalleresco, l′Italia rinascimentale e degli umanisti rivivono in queste pagine di un clima mitico-simbolico soffuso di poesia. Dall′ampiezza dell′orizzonte tematico e geografico hessiano non potevano mancare i riferimenti alla vita moderna, trasposti in una sorta di parabola satirica. Ai temi consueti della favolistica tradizionale (vita-morte, amore-odio) si aggiungono qui quelli della tentazione, della povertà, del miracolo, sempre trattati con garbo ispirato.
"Il minino che si possa dire - così conclude Italo Alighiero Chiusano la sua illuminante introduzione - è che si tratta di una lettura avvincente e piacevole, senza mai l′ombra dell′uggia o della pura gratuità letteraria. Ma più di una volta si supera di molto questo livello basilare e la lettura gradevole si fa lettura importante, incontro con un momento di pienezza poetica che accende in noi una luce durevole".

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L′incipit di Un′avventura... da antiche fonti:

Viveva un tempo in una provincia del Sacro Romano Impero un nobile, ricco quanto ragguardevole, che aveva nome Ottocar e che da molti era considerato il fiore della cavalleria di quel paese. Egli possedeva in abbondanza terre, castelli, paesi e villaggi, con gli animali domestici e selvatici che ivi vivevano; tuttavia aveva perduto la sposa già in anni giovanili, e non sapeva decidersi a contrarre un secondo matrimonio. Oggetto di tutto il suo amore era l′unica figlia avuta dalla moglie morta, una fanciulla di nome Alinda, di straordinaria bellezza e di nobilissima ascendenza anche materna, cosa questa che già da sola sarebbe bastata a infiammare di grandissimo amore più di un nobile personaggio, senza contare l′entità della dote che le sarebbe toccata. Ma, poiché la donzella in questione nulla sapeva o nulla doveva sapere dell′amore, e poiché oltretutto suo padre era un uomo quanto mai orgoglioso e severo, nessuno dei pretendenti era mai riuscito neppure ad avvicinarsi all′oggetto dei suoi desideri.

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