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La copertina del romanzo L'ultima estate di Klingsor separatore

Il risvolto di copertina:

È questo uno tra i più toccanti romanzi brevi di Hesse. Il pittore Klingsor ha solo quarantadue anni, ma sente che non riuscirà a tenere a lungo accesa la fiamma intensa e scintillante della sua esistenza troppo piena, troppo appassionata, troppo profondomente vissuta per durare ancora. Questa sarà la sua ultima estate, il piacere e il tormento della sua pittura, la gioia e l′ossessione della creazione, l′amicizia sincera, un amore nuovo, delicato, diverso, l′incanto di una natura in cui non si teme l′abbandono, e il suo stesso animo ebbro, sognonte, irrequieto accompagnano i suoi ultimi giorni, vissuti con la veemenza, la partecipazione, lo slancio e l′impazienza di chi non si accontenta del fluire indolore del tempo, ma tenta di strappare ogni minuto alla vita, con sempre rinnovata voluttà, il senso delle proprie ore.

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Hermann Hesse

L′ultima estate
di klingsor

traduzione di Francesca Ricci

Newton e Compton
TEN, 1994, pag. 91

ISBN 88-7983-568-8

In copertina: John Singer Sargent
Paul Helleu Sketching with His Wife (part.)

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L′incipit del primo capitolo:

L′ultima estate della sua vita il pittore Klingsor la trascorse, all′età di quarantadue anni, in quelle contrade meridionali vicino a Pampambio, Kareno e Laguno che già anni prima aveva amato e frequentato. Lì nacquero i suoi ultimi quadri, quelle libere parafrasi delle forme del mondo fenomenico, quelle strane immagini, scintillanti eppure silenziose, di un silenzio da sogno, con alberi contorti e case simili a piante, che gli intenditori preferiscono a quelli del suo periodo "classico". La sua tavolozza era ormai composta da pochi colori, assai luminosi: cadmio giallo e rosso, verde Veronese, smeraldo, cobalto, cobalto viola, cinabro francese e rosso robbia.
La notizia della morte di Klingsor raggiunse i suoi amici ad autunno inoltrato. Alcune delle sue lettere accennavano a presentimenti o al desiderio di morire. Da qui forse è nata la voce che si sia tolto la vita. Altre dicerie, inevitabili intorno a un personaggio così discusso, sono appena meno infondate di quella. Molti affermano che Klingsor fosse già da mesi malato di mente, e un critico d′arte poco avveduto ha cercato di spiegare l′elemento strabiliante ed estatico delle sue ultime opere a partire da tale presunta follia. Più fondamento di tutte queste chiacchiere ha la fama, ricca di aneddoti, della propensione di Klingsor per il vino. Questa propensione faceva parte di lui e nessuno più di lui le dava apertamente il nome che meritava. In certi periodi, e anche negli ultimi mesi della sua vita, non solo si circondava spesso di amici per far bisboccia, ma cercava deliberatamente la sbornia, per placare i suoi dolori e una malinconia spesso difficilmente sopportabile. Li Tai Pe, il poeta dei più profondi canti conviviali, era il suo preferito, e nei fumi del vino spesso diceva di essere Li Tai Pe e chiamava uno dei suoi amici Thu Fu.
Gli sopravvivono le sue opere e non meno viva, nel piccolo circolo di chi gli era vicino, è la leggenda della sua vita e di quell′ultima estate.

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