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La copertina di: L'infanzia del mago separatore

Nel 1938, volendo farne dono all′amico e mecenate H. C. Bodnier, Hermann Hesse affidò a Peter Weiss, giovanissimo (aveva 22 anni) esule senza mezzi, l′incarico di illustrare L′infanzia del mago, un suo racconto del 1923. Weiss alloggiava nella precedente abitazione di Hesse a Montagnola, quella "casa Camuzzi" che si offre come scenario della Ultima estate di Klingsor.
Le illustrazioni furono pronte per l′ottobre successivo. Scriveva Hesse ad Alfred Kubin: "Da qualche tempo mi è vicino di casa un giovane artista cecoslovacco.., è molto dotato soprattutto come disegnatore. Ultimamente volendo dargli una mano gli ho fatto illustrare una mia piccola opera..."

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Hermann Hesse

l'INFANZIA DEL MAGO

traduzioni di Patrizia Lefons
a cura di Angiolo Bandinelli

Stampa Alternativa
Fiabesca, 1996, pag. 119

ISBN 88-7226-019-8

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Il risvolto di copertina:

L′infanzia del mago non è tanto un frammento autobiografico di Hesse, quanto la sottile chiave di lettura che ci spiega la genesi profonda delle sue opere fondamentali, Siddharta come Il gioco delle perle di vetro. E la rievocazione di Hesse bambino che vuole diventare mago e anela ad essere invisibile, come il "piccolo uomo" che appare di tanto in tanto a dargli consigli e aiuto. Imparerà, alla fine, a diventare adulto, ma anche a "sostituire l′invisibilità della cappa magica con l′invisibilità del sapiente che, mentre conosce, mai è riconosciuto".

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L′incipit della favola:

Sono stato cresciuto non solo da genitori e da maestri, ma anche da potenze più remote, nascoste e misteriose, tra le quali anche dal dio Pan che stava, in sembianza di piccolo idolo indiano danzante, dietro il vetro nella libreria di mio nonno. Questa divinità, ed altre ancora, si sono prese cura della mia infanzia, e ancora prima che sapessi leggere e scrivere, mi hanno riempito di immagini e di pensieri d′oriente, antichissimi, a tal punto che più tardi io ho considerato ogni incontro con la saggezza indiana e cinese come un ritrovarsi, come un ritorno a casa. Eppure sono europeo, sono persino nato sotto il segno attivo del Sagittario, e per tutta la vita ho praticato le virtù occidentali della impetuosità, del desiderio e della curiosità insaziabile. Per fortuna, come la maggior parte dei bambini, tutto quel che è indispensabile e prezioso nella vita l′ho imparato ancor prima di andare a scuola, con la guida di alberi da frutto, della pioggia e del sole, di fiumi e boschi, di api e insetti, con la guida del dio Pan, l′idolo danzante nella stanza del tesoro del nonno. Conoscevo bene il mondo, impavido stavo in compagnia di animali e stelle, mi sapevo orientare nei frutteti e nell′acqua insieme ai pesci, e sapevo già cantare un buon numero di canzoni. Sapevo anche fare magie, cosa che purtroppo ho disimparato presto e che ho dovuto imparare daccapo in età avanzata, e possedevo tutta la favolosa saggezza dell′infanzia.

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