C′è un episodio della fanciullezza di Hesse, rievocato dallo scrittore con un umore tra hoffmanniano e dostoevskiano nella prosa memorialistica che ordina il suo tempo ritrovato. Chiamato a rapporto dal padre per una marachella, Hermann, dopo gravi e mortificanti parole, riceve dal genitore un piccolo calendario in segno di riconciliazione. Ed ecco l′"omuncolo", l′irriducibile doppio sempre al suo fianco a suggerirgli atti gratuiti e provocatori (e che già una volta l′aveva spinto a buttarsi in una fontana, da dove era stato ripescato mezzo morto da una specie di fata) che gli ordina di gettare nel fiume il dono paterno: Hermann esegue il comando. E il perfetto capovolgimento dell′episodio dell′Apocalisse giovannea nel quale il libro, anzi il "libriccino", portato dall′angelo che grida "come un leone ruggente", viene preso e divorato dal profeta, perchè si compia l′alchimia del messaggio, che sarà dolce nella bocca e amaro nelle viscere. (continua)
Un breviario dell′anima
introduzione di Maria Teresa Giannelli
Rizzoli
BUR, 1991, pag. 179
ISBN 88-17-15104-1
In copertina: Caspar David Friedrich
Neubrandenburg (particolare)
Kiel, fondazione Pommern
"Io non sono il rappresentante di una dottrina ferma e compiutamente formulata", scrive Hermann Hesse. "Sono un uomo del divenire e del trasmutare." Hesse si è arrogato questo diritto per tutta la vita. Ci sono stati periodi in cui ha simpatizzato più col buddhismo che col cristianesimo; ma sempre, nella sua protesta mite o veemente, egli accettava la sua origine cristiana. Libri come "Il mio credo" sono stati concepiti ritagliando dalla versatile personalità di Hesse il lettore della Bibbia e dei classici cinesi. Libri "che non si leggono mai per la durata di mezz′ora o di un′ora intera, ma ogni volta si prende solo una frase, una riga, per meditarci sopra; per ritrovare, al di là del ciarpame della giornata e anche delle altre letture, la misura di ciò che è grande e sacro". Per Hermann Hesse sono soprattutto importanti i concetti che resistono alla propria verifica e alla propria esperienza vissuta. Le teorie altrui sono accettate solo se superano quest′esame. Hesse si considera l′avvocato di tutti noi; egli vuole proteggere l′individuo, raffinare il suo intendimento e potenziare la sua esistenza contro i dogmi, le ricette, i programmi; vuole cercare di rendere più acuta la sua coscienza e più robusta la sua forza spirituale.
La fede che intendo io non si può facilmente tradurre in parole. Si potrebbe all′incirca definirla cosi: credo che nonostante la palese assurdità, la vita abbia nondimeno un senso; io mi rassegno a non poter comprendere questo senso supremo con l′intelletto, ma sono pronto a servirlo, dovessi anche per questo sacrificare me stesso. Percepisco dentro di me la voce di questo senso nei momenti in cui sono realmente vivo e perfettamente sveglio. Ciò che la vita da me richiede in quei momenti voglio cercare di realizzarlo, anche se è cosa che va contro le mode e le leggi consuete. Questa fede non si può impartire per comando, né alcuno vi può costringere se stesso: è dato solo viverla.