Le difficoltà, i "traviamenti", le inquietudini, gli slanci e le ombrosità dei tormentati anni della giovinezza rivivono splendidamente descritti in questi due racconti, tra i più significativi della produzione giovanile hessiana. Ne Il miglioratore del mondo (1906) Hesse riflette con ironia affettuosamente partecipe e particolare finezza psicologica sul travaglio dei ragazzi al loro primo impatto con il mondo "adulto". Ma se anche Emil Kolb è un giovane che intraprende il suo cammino verso la crescita e la maturità, cercando tra mille ostacoli di emergere da una realtà provinciale piccolo borghese in cui stenta a riconoscersi, è certo che Hesse non si limita in questo caso a condannare i falsi valori di un determinato vivere sociale, ma tende piuttosto a sottolineare l′effettiva incapacità del giovane protagonista di produrre una valida alternativa e a rilevare nel suo comportamento l′assenza di una positiva volontà di cambiamento.
traduzione di Mirella Ulivieri
nota biografica di Viviana Finzi Vita
Newton e Compton
TEN, 1993, pag. 90
ISBN 88-7983-130-5
In copertina: Edward Munch
Quattro fanciulle su un ponte, 1901
Berthold Reichardt aveva ventiquattr′anni. Aveva perso prematuramente i genitori, e dei suoi educatori solo uno aveva esercitato un′influenza su di lui, un uomo nobile ma fanatico, e libero pensatore convinto, il quale aveva per tempo comunicato al giovinetto l′abitudine a un pensiero che, nella sua apparente equità, non senza superbia voleva tuttavia informare di sé le cose. Ora per il giovanotto sarebbe stato tempo di provare le proprie forze nel gioco del mondo, per cercare senza affrettarsi quella felicità nella vita che gli spettava e alla quale poteva aspirare e che egli, come persona intelligente, di bell′aspetto e benestante, non avrebbe dovuto certo attendere a lungo.
I dilettanti nati, di cui sembra esser composta tanta parte dell′umanità, li si potrebbe definire delle caricature del libero arbitrio. Non possedendo infatti la capacità prima di ogni uomo originale, di percepire nel proprio intimo il richiamo della natura, essi conducono una vita in cui la libera scelta è solo apparente.
A questa folta schiera apparteneva anche il giovane Emil Kolb di Gerbersau, e il caso (giacché per individui di questo genere non si può parlare di destino) volle che con il suo dilettantismo egli non ottenesse onore e benessere, come molti altri, ma piuttosto disonore e miseria, benché non fosse in nulla peggiore di mille altri come lui.
Il padre di Emil Kolb era un ciabattino. A quest′uomo era stato negato il dono di percepire e riconoscere nell′opera della natura e nel dispiegarsi delle sorti umane la ineluttabile necessità; per cui, quel che era negato al suo agire e alla sua vita, egli lo riteneva consentito almeno ai suoi desideri e ai suoi sogni oziosi, e amava bearsi in fantasie di una vita diversa, più bella, più ricca, nella misura in cui ne era capace la sua immaginazione rivolta essenzialmente agli aspetti materiali.