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La copertina dell'opera Il giuoco delle perle di vetro separatore

L′incipit dell′introduzione di Hans Mayer:

Un′opera del tempo di guerra, della vecchiaia, della solitudine. Apparve dapprima a Zurigo durante il conflitto, nel 1943. In Germania la pubblicazione, per cui si era battuto Peter Suhrkamp, non era stata autorizzata. La Svizzera era a quei tempi un′isola minacciata da ogni parte. Allo scrittore che aveva inventato Il giuoco delle perle di vetro e la biografia del Maestro del Giuoco Josef Knecht essa poteva sembrare, laggiù nel Canton Ticino, proprio una specie di Castalia, considerata la sua neutralità nei confronti delle parti in guerra. All′uscita del libro, infatti, la critica rileva subito che i paesaggi di questo romanzo - a prescindere da occasionali visioni in cui riaffiora il natio paesaggio svevo di Hesse - in fondo potrebbero essere tutti genuinamente svizzeri: le prealpi, il Ticino, la famiglia Designori che potrebbe abitare a Berna nella Junkergasse, Knecht che presumibilmente annega in un laghetto montano dell′Engadina. Il termine "il nostro paese" ricorre nel romanzo ogni volta che vengono illustrate le relazioni fra la Castalia e il mondo esterno. Si parla di "consiglio federale", con cui si designa solitamente il governo della Confederazione elvetica. Un titolo come Maestro di Musica è al tempo stesso elvetico e arcaico. I rapporti fra la Castalia e l′apparato statale cui appartiene la Provincia pedagogica sono chiaramente modellati sulla politica di un piccolo stato. Si ha l′impressione che un membro della sfera più alta dell′ordine pedagogico della Castalia non debba percorrere grandi distanze per ispezionare la Provincia o per recarsi nella capitale a trattare con il governo. (continua)

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18 luglio 2008

Giuseppe Bracco

Un grande romanzo, dove Hesse esprime tutta la sua genialità di scrittore filosofo e grande conoscitore delle varie sfaccettature della personalità umana. Un'opera che consiglio a chiunque voglia vedere trasparire un pezzetto di anima sottile, geniale, al di fuori degli schemi di Hesse.


Hermann Hesse

Il giuoco delle
perle di vetro

traduzione di Ervino Pocar
introduzione di Hans Mayer

Oscar Mondadori
Oscar Scrittori del Novecento
1994, pag. 587

ISBN 88-04-25292-8

In copertina: Francesco Clemente,
She and She, (pastello), 1982
Berlino, Collezione Marx.

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Il risvolto di copertina:

Alla sua prima apparizione Il giuoco delle perle di vetro destò vivo immediato interesse. Finalmente un nuovo romanzo di Hesse. Lo si attendeva dal 1930, dalla pubblicazione di Narciso e Boccadaro. Un libro di estrema attualità intellettuale. Di nuovo l′alternativa fra vita activa e vita contemplativa. Di nuovo l′india, Il Giuoco apparve dapprima a Zurigo durante il conflitto nel 1943. Raggiunse poi i suoi lettori in Germania un anno dopo la fine della guerra. Nel romanzo, l′autore riprende un tema che gli era caro fin dall′epoca di Siddharta, vale a dire la necessità per l′uomo moderno di scendere dalle regioni dello spirito assoluto per immergersi nel flusso della vita. Un problema sempre attuale che spiega il vivo dibattito intellettuale che accompagnò l′uscita di quest′opera e il successo di Hesse, considerato uno degli interpreti più acuti della crisi contemporanea.

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L′incipit del primo capitolo:

In questo libro abbiamo intenzione di registrare il materiale biografico che si è potuto trovare su Josef Knecht, il Ludi Magister Josephus III, come è chiamato negli archivi del Giuoco delle perle di vetro. Non ci nascondiamo che questo tentativo è o sembra un poco in contraddizione con le vigenti norme e consuetudini della vita spirituale. Tanto è vero che uno dei supremi princípi di questa è la soppressione dell′individualità, l′inserimento possibilmente perfetto della persona singola nella gerarchia dell′autorità pedagogica e delle scienze. Questo principio infatti, per lunga tradizione, è stato attuato fino al punto che oggi è assai difficile, anzi in molti casi del tutto impossibile, scoprire particolari biografici e psicologici di persone che questa gerarchia hanno servito in modo eminente; in moltissimi casi non si riesce nemmeno a stabilire i nomi delle persone. Certo è che la vita spirituale della nostra provincia si distingue per il fatto che la sua organizzazione gerarchica ha per ideale l′anonimo e si avvicina di molto all′attuazione di questo ideale.

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