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La copertina del romanzo Hermann Lauscher separatore

Il risvolto di copertina:

È questo il primo romanzo che Hesse scrisse, poco più che ventenne: pubblicato nel 1901, accompagnò con successive edizioni tutta la vita dello scrittore che rimase sempre particolarmente legato a quest′opera indiscutibilmente autobiografica, una sorta di sofferto itinerario intimo e intellettuale. Più volte Hesse ebbe a sottolinearne l′importanza per la propria crescita individuale e artistica. Confluiscono in questa malinconica e poetica confessione la magia, l′incanto, l′innocenza ormai perduta dell′infanzia e l′angoscia sottile e persistente di una giovinezza trascorsa tra la passione per la letteratura e per l′arte e l′inclinazione ai piaceri dei sensi e della natura: un conflitto lacerante, questo, una dualità irrisolvibile che ricorrerà in tutta l′opera di Hesse e che tornerà ogni volta a determinare in vario modo e con accenti diversi l′inquietudine delle sue creature, disperatamente divise tra l′ansia di vita e un ideale superiore e assoluto.

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Hermann Hesse

Hermann Lauscher

traduzione di Francesca Ricci

Newton e Compton
TEN, 1993, pag. 97

ISBN 88-7983-057-0

In copertina: August Macke
Casa rossa nel parco, 1914

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L′incipit del primo capitolo:

In questo libro il pubblico incontra per la prima volta il nome di Hermann Lauscher. Le sue liriche, pubblicate con uno pseudonimo, sono ben note a una ristretta cerchia di lettori.
Purtroppo il defunto poeta mi ha proibito di svelare il suo segreto e di attribuirgli la paternità delle sue opere già pubblicate. Fu una sera, nell′osteria della "Cicogna"; Lauscher era in preda a un attacco della sua solita amarezza e, forse, la morte che presto lo avrebbe sorpreso già lo velava con la sua ombra angosciosa. Mi pregò formalmente di giurargli che avrei preservato il suo anonimato con la massima fedeltà. Sembrava che da questo punto di vista avesse una particolare paura di me, l′unico letterato della sua cerchia di amici. Gli giurai ridendo il silenzio eterno e il discorso prese una piega più letteraria, permettendo a Lauscher di attingere a tutte le fonti della sua ironia quasi astiosa. Poi sprofondò nel silenzio, bevve frettolosamente più bicchieri di vino e, tutto d′un tratto, prese rapidamente commiato. Non lo vidi più: dieci giorni dopo morì improvvisamente durante un viaggio.
Le opere postume di Lauscher consistono quasi esclusivamente in quelle qui presentate. Oltre al valore puramente personale che esse hanno per i suoi amici, esse dovrebbero guadagnarsi l′interesse dei lettori attenti, in quanto documenti dell′anima singolare di un poeta e di un originale dei giorni nostri, soprattutto per l′amore della verità acre ed autolesionista tipico del "diario". Esse mancano quasi completamente della forma preziosa e diligentemente limata che caratterizza le liriche di Lauscher, per cui neppure i letterati più esperti dovrebbero riuscire a risalire da quelle poesie al nome del loro autore, proprio come egli desiderava.
Mi sembrerebbe arbitrario nuocere al profumo vividamente personale delle pagine che seguono con ulteriori notizie sullo scomparso o con una loro revisione che ne smussi le asperità, che forse a qualcuno potrebbe parere opportuna.
Perdonami, amico mio ormai morto, se questa pubblicazione dei tuoi ultimi, solitari pensieri non corrisponde al tuo ultimo desiderio, rimasto inespresso!

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