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La copertina di Francesco D'Assisi separatore

L′incipit dell′introduzione:

La produzione artistica di Hermann Hesse e la sua presenza nella vita culturale, legate intimamente alle sue scelte di vita, hanno dato adito, nel corso degli anni, a valutazioni diverse e non di rado a veri e propri equivoci interpretativi da parte della critica e del pubblico. Ciò è dovuto innanzitutto alla complessità dell′ispirazione culturale di questo geniale autodidatta, e poi all′unilateralità con cui, almeno fino a tempi recenti, essa è stata analizzata. Può essere dunque stimolante ripercorrere a grandi linee il lungo cammino artistico dell′autore, focalizzando alcuni temi costanti della sua produzione e cercando di cogliere al tempo stesso alcuni cambiamenti legati alla maturazione dell′uomo e dell′artista.
Hesse condivide con tanti intellettuali della sua epoca il "disagio della civiltà", legato alle trasformazioni indotte dai processi di industrializzazione in atto nelle società più avanzate, e quindi anche in Germania a partire dall′epoca guglielmina. Come avviene per tanti artisti suoi contemporanei, la consapevolezza della scissione che si è operata fra uomo e natura e delle lacerazioni che essa produce negli animi attraversa la sua biografia e la sua opera. Il tentativo di superare la crisi e soprattutto la rappresentazione stessa di questa frattura sono elementi costanti della sua ispirazione. (continua)

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Hermann Hesse

Francesco D′Assisi

traduzione e cura di Alessandro Vaccari

Editoriale Opportunity Book
B.I.T., 1995, pag. 62

ISBN 88-8111-120-9

In copertina: Giotto
Le stimmate. Storie francescane
Basilica superiore d′Assisi

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Il risvolto di copertina:

"...in Umbria un giovane sconosciuto, spinto solo da un moto di coscienza e in assoluta umiltà, decise nel suo intimo, con serena semplicità, di diventare un modesto seguace del Salvatore. Gli andarono dietro prima due o tre compagni, poi cento, e poi migliaia. Grazie a quest′uomo semplice, dall′Umbria sgorgò una fonte di rinnovamento e s′irradiò una luce di vita di cui un riflesso è giunto fino a noi. Questo eroe, questo sognatore, questo poeta fu Giovanni Bernardone, detto poi San Francesco d′Assisi. Di lui ci è rimasta solo una preghiera, un cantico; ma invece che prose o versi, egli ci ha lasciato il ricordo di una vita semplice e pura... ". Da un viaggio ad Assisi, il giovane Hesse ebbe l′ispirazione per questo racconto dei tempi e della vita del Santo poverello, in cui vide incarnato un ideale di vita in armonia con le forze della natura che poteva parlare profondamente all′anima scontenta dell′uomo moderno, sofferente di "disagio della civiltà′.

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L′incipit del prologo:

Sulla Terra hanno operato in tutti i tempi grandi uomini che non hanno avuto come scopo il procurarsi gloria, con atti d′eroismo o acclamate imprese letterarie. E tuttavia questi grandi spiriti hanno influenzato la vita di numerosi popoli e intere epoche storiche e la loro fama è stata universale, tutti parlavano di loro con trasporto e desideravano conoscerli da vicino. Il loro nome e notizie sul loro modo di vivere correvano di bocca in bocca, e così hanno traversato i secoli senza subire gli effetti del passar del tempo. Questo è avvenuto proprio perché l′influenza esercitata da tali uomini non era legata a singole, isolate opere letterarie, a discorsi o altri artifici, ma scaturiva da una vita totalmente ispirata a una forza spirituale superiore, che appariva perciò a tutti come un′immagine luminosa, un esempio divino.
Questi uomini esemplari sarebbero diventati indimenticabili maestri di vita e avrebbero conquistato il cuore di molti anche se non avessero lasciato alcuna prova tangibile del loro operato, proprio perché ispirarono il loro agire e la loro esistenza a uno spirito superiore, come un geniale architetto che non edifica una cattedrale o un palazzo affidandosi all′arbitrio o al capriccio del momento ma li porta a sicuro compimento dando forma concreta a un′idea e un progetto ben vivi nella sua mente. Furono anime ardenti e impetuose, divorate da una grande sete di eterno e infinito che non diede loro né pace né tregua finché non riconobbero, aldilà degli usi del loro tempo e della loro gente, una legge eterna, su cui da quel momento basarono le loro azioni e a cui affidarono le loro speranze.

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