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La copertina del racconto Favola d'amore separatore

L′incipit del testo di Volker Michels che accompagna l′opera:

"Vorrei trovare un′espressione per la dualità, vorrei scrivere capitoli e frasi dove fossero sempre visibili contemporaneamente canto e controcanto, dove accanto ad ogni varietà vi fosse l′unità, accanto ad ogni scherzo la serietà. Perché solo in questo consiste per me la vita, nel fluttuare tra due poli, nell′oscillazione tra i due pilastri portanti del mondo. Vorrei con gioia far vedere sempre la beata varietà del mondo ed anche sempre ricordare che al fondo di questa verità vi è un′unità".
Questo scriveva Hesse nel 1923 nella sua Psychologia Balnearia. Ma già un anno prima, nel settembre 1922, alcuni mesi dopo aver terminato il Siddharta, Hesse era riuscito a dare forma in modo singolare a questa sua concezione, scrivendo Le trasformazioni di Pictor, una favola che attraverso testo e immagini raccontava la bipolarità dell′unità. "Una favola d′amore" definfì Hesse questa che, come tutte le vere favole, rappresenta qualcosa non d′inventato ma di vissuto. (continua)

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07 gennaio 2009

Martina Serao

Mi dispiace che non sia stata scritta tutta la favola e solo l'incipit, mi sorprendo inoltre che sia l'unica ad aver lasciato un commento!! Comunque io adoro "Favola d'amore" per il suo significato profondo, l'originalità, la saggezza e le descrizioni. Ho scoperto Hermann Hesse in circostanze inaspettate e da subito ho avuto brividi di commozione nel sentir leggere il suo capolavoro, mi piace moltissimo anche l'interpretazione calzante di Eros Ramazzotti. Arrivederci.


Hermann Hesse

Favola d′amore
Le trasformazioni di Pictor

traduzione di Katja Tenenbaum
a cura di Marcello Baraghini
accompagnato da un testo di Volker Michels

Stampa Alternativa
Fiabesca, 1996, pag. 50

ISBN 88-7226-012-4

In copertina: Hermann Hesse, Le trasformazioni di Pictor (part.) 1922

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Il risvolto di copertina:

"Solo in questo consiste per me la vita, nel fluttuare tra due poli, nell′oscillazione tra i due pilastri portanti del mondo. Vorrei con gioia far vedere sempre la beata varietà del mondo e anche sempre ricordare che al fondo di questa varietà vi è un′unità".
Dopo il 1915 gli scritti di Hesse si richiamano spesso ad una delle concezioni più antiche dell′umanità, la filosofia cinese dello yin e yang, forze opposte da cui scaturisce la tensione necessaria alla vita, alla trasformazione. Una fiaba d′amore gaia e luminosa, attinta dalla saggezza del Siddharta, dove parola e disegno si fondono come uomo e donna, come sole e luna, a raccontare il paradiso del perenne rinnovamento.

Nell′autunno del 1922, pochi mesi dopo aver terminato la sua leggenda indiana Siddharta, Hermann Hesse scrisse una favola d′amore interamente scaturita dalle illustrazioni che per essa egli aveva approntato. La defini come una fantasia orientale-occidentale, una seria parafrasi del mistero della vita per il sapiente, ma allo stesso tempo accessibile alla lettura infantile come una gaia favola.
Pubblichiamo qui, insieme alla traduzione italiana, la riproduzione del manoscritto originale che Hesse aveva donato alla cantante mozartiana Ruth Wenger, per cui la favola era stata scritta e che divenne sua moglie due anni dopo. Nella nota, Volker Michels, curatore delle lettere e del lascito manoscritto di Hesse, racconta la genesi di questo testo fornendo così elementi importanti per la sua interpretazione.

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L′incipit della favola:

Appena giunto in paradiso Pictor si trovò dinnanzi ad un albero che era insieme uomo e donna. Pictor salutò l′albero con riverenza e chiese: "Sei tu l′albero della vita?". Ma quando, invece dell′albero, volle rispondergli il serpente, egli si voltò e andò oltre. Era tutt′occhi, ogni cosa gli piaceva moltissimo. Sentiva chiaramente di trovarsi nella patria e alla fonte della vita.
E di nuovo vide un albero, che era insieme sole e luna. Pictor chiese: "sei tu l′albero della vita?".
Il sole annuì e rise, la luna annuì e sorrise. Fiori meravigliosi lo guardavano, con una moltitudine di colori e di luminosi sorrisi, con una moltitudine di occhi e di visi. Alcuni annuivano e ridevano, altri annuivano e sorridevano, altri non annuivano e non sorridevano: ebbri tacevano, in se stessi si perdevano, nel loro profumo si fondevano. Un fiore cantò la canzone del lillá, un fiore cantò la profonda ninnananna azzurra. Uno dei fiori aveva grandi occhi blu, un altro gli ricordava il primo amore. Uno aveva il profumo del giardino dell′infanzia, il suo dolce profumo risuonava come la voce della mamma. Un altro, ridendo, allungò verso di lui la sua rossa lingua curva.

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