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La copertina del romanzo Demian separatore

L′incipit dell′introduzione di Ervino Pocar:

Scritto in pochi mesi nel 1917 e pubblicato subito dopo la guerra nel 1919, il breve romanzo "Demian", Storia della giovinezza di Emil Sinclair", è la storia di un giovane combattuto fra due mondi, il mondo "chiaro e giusto", lecito, ufficiale, sulla linea del bene e della tradizione, e il mondo buio, cattivo, proibito: due mondi vicini e confusi tra loro che hanno origine da due poli come il giorno e la notte. E come l′amore non è soltanto oscuro istinto animale né soltanto pia e spirituale adorazione, ma è l′uno e l′altra, umanità e bestialità, supremo bene e male estremo, cosi la divinità dominante è Abraxas, il Dio cui spettava il compito di unire insieme il divino e il diabolico.
Questa problematica non poteva non esercitare grande impressione sui giovani reduci dalla guerra perduta, ai quali andava l′invito di assumersi la responsabilità delle proprie azioni. "In ognuno di voi c′è un richiamo, una volontà, un′opera della natura, un lancio verso l′avvenire, verso qualcosa di nuovo e di più alto." Tanto più che nel libro vibravano ben chiari gli echi della guerra della quale i giovani avevano appena fatto la paurosa esperienza. "Che cosa sia un uomo realmente vivo si sa oggi meno che mai, e perciò si ammazzano gli uomini in grande quantità, mentre ognuno di essi è un tentativo prezioso e unico della natura".
L′entusiasmo dei giovani era anche dovuto alla convinzione che l′autore del libro fosse uno di loro: tanto era fresco lo stile e viva e spontanea la narrazione.
Perché Hesse sia ricorso a un pseudonimo, si spiega, forse, col suo desiderio di far sentire una voce nuova, non più quella delle poesie e dei racconti precedenti. Doveva essere la rivelazione di un mondo nuovo, di una nuova vita dopo gli anni dell′immane tragedia.
La romantica finzione trasse in inganno anche scrittori affermati e persino la commissione di un premio letterario. Il "giovane autore di quest′opera prima" fu infatti insignito del premio Fontane (che Hesse, l′autore non più "principiante", aveva 42 anni, si affrettò a restituire). (continua)

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Hermann Hesse

Demian

introduzione e traduzione di Ervino Pocar

Oscar Mondadori

Oscar narrativa,
giugno 1986, pag. 231

In copertina: Ernst Barlach,
Faustus und Mephisto (part.)

Ahimè, oggi lo so: non c′è al mondo nulla di così ostico all′uomo come percorrere la strada che lo conduce a se stesso.

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Il risvolto di copertina:

Scritto nel 1917 e pubblicato nel 1919 Demian è la storia di un giovane combattuto fra due mondi, quello del bene e quello del male, vicini e confusi fra loro. Il giovane Sinclair, caduto sotto l′influsso di un cattivo compagno di scuola, Kromer, inganna i genitori, ruba e discende la china del peccato. Sarà un altro compagno, Demian, che sembra vivere fuori del tempo o uscire da un passato senza età, ad attrarre Sinclair e liberarlo dal nefasto influsso di Kromer guidandolo verso una concezione della vita straordinariamente complessa e misteriosa. La carica problematica che attraversa Demian, definito da Thomas Mann un piccolo capolavoro, esercitò un forte influsso sui giovani tedeschi usciti dalla guerra perduta, ed è da considerarsi fra le opere più emblematiche di Hesse.

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L′incipit del primo capitolo:

Incomincio la mia storia con un′esperienza di quando avevo dieci anni e frequentavo la scuola media della nostra cittadina.
Molte cose mi alitano incontro e mi toccano intimamente con pena e con brividi di piacere: strade buie o chiare, case e campanili, suono di orologi e volti umani, stanze piene di comodità e di tepore, camere misteriose e colme di una gran paura dei fantasmi. Sento un odore di tiepide angustie, di conigli e fantesche, di medicamenti popolari e di frutta secca. Due mondi vi si confondevano e da due poli arrivavano il giorno e la notte.
Uno di quei mondi era la casa paterna, ma era un mondo ristretto e, a rigore, comprendeva soltanto i miei genitori. Per gran parte questo mondo mi era ben noto, si chiamava mamma e babbo, si chiamava amore e severità, esempio e scuola. Di esso facevano parte un mite splendore, e chiarità e pulizia, e vi si trovavano discorsi amorevoli, mani lavate, abiti lindi, buoni costumi. Lì si cantava il corale mattutino e si festeggiava il Natale. Vi erano linee diritte e strade che portavano all′avvenire, vi erano il dovere e la colpa, il rimorso e la confessione, il perdono e i buoni proponimenti, l′amore e il rispetto, la parola della Bibbia e la saggezza. A questo mondo bisognava attenersi affinché la vita fosse limpida e pulita, bella e ordinata.
L′altro mondo, invece, incominciava nella nostra stessa casa ed era in tutto diverso, mandava un altro odore, parlava diversamente, prometteva e pretendeva cose diverse. In questo secondo mondo c′erano fantesche e giovani operai, storie di spiriti e voci di scandalo, una multiforme fiumana di cose enormi, allettanti, terribili, enigmatiche, cose come il macello e la prigione, gli ubriachi e le donne sbraitanti, mucche partorienti e cavalli caduti, racconti di furti, assassinii, suicidi. Tutte queste cose belle e orrende, selvagge e crudeli esistevano là intorno, nella strada vicina, nella casa attigua, dove si aggiravano gendarmi e vagabondi, dove ubriachi picchiavano la moglie, grovigli di fanciulle scaturivano alla sera dalle fabbriche, vecchie megere avevano il potere di incantare e diffondere malattie, predoni abitavano nelle selve, incendiari venivano catturati dai guardaboschi...

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