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Conoscere i romanzi di Hesse, la copertina separatore

L′incipit dell′introduzione di Laura Lepri:

Nei primi anni Ottanta, passava l′ottobre del 1982 per l′esattezza, il settimanale l′Espresso pubblicò un "Elogio del riassunto" a firma di Umberto Eco. Era un pezzo di "Pedagogia", avvertiva la testatina redazionale. Infatti l′intervento del critico voleva essere educativo, sia pur senza pedanterie: sottolineava l′utilità di un esercizio che, soprattutto a chi lo faceva, insegnava a "condensare le idee" e a selezionarle. Dopo di che affrontava "un tipo particolare di riassunto": quello di un romanzo, "E chiaro - scriveva - che non si può riassumere tutta la trama. Scegliere non significa solo selezionare dei fatti, ma pronunciare implicitamente un giudizio critico".
Pochi giorni dopo, il 22 ottobre, dalle colonne de la Repubblica, Italo Calvino - che in quella stessa sede aveva riassunto il Robinson Crusoe di Daniel Defoe, impegnandosi, insieme ad altre prestigiose firme, a condensare in quindici righe alcuni capolavori della letteratura - tornava sull′argomento, per qualche precisazione: si dichiarava d′accordo sul carattere critico dell′operazione ma la riteneva migliore, meno accademica, meno uggiosamente scolastica, più "creativa", se epurata di ogni presenza lessicale metalinguistica. Il riassunto non doveva essere un micro saggio né una rilettura di piatta parafrasi del testo; piuttosto, sosteneva lo scrittore, doveva rendere ragione dello stile che contrassegnava il romanzo che si andava a condensare, mimetizzandosi con esso, "mettendo in evidenza lo spirito che quella determinata forma esprime.(...) In un buon riassunto, l′atmosfera stilistica dev′essere almeno suggerita". (continua)

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Conoscere i romanzi
di Hesse

a cura di Giuseppe Montesano
introduzione di Laura Lepri

Rusconi Libri
1997, pag. 192

ISBN 88-18-93009-5

In copertina illustrazione di: Bruno Chersicla.

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Il risvolto di copertina:

Hermann Hesse ha sempre avuto molta fortuna con i lettori, ma dagli anni Sessanta in poi è diventato addirittura uno scrittore di culto. Artefice di un successo che a tutt′oggi non conosce cedimenti, è stata la "beat generation" americana, quella schiera di scrittori "contro", alternativi alla cultura occidentale, che lo ha eletto a proprio profeta, individuando in lui - nei vagabondaggi dei suoi personaggi, nelle tensioni mistiche che li attanagliano, negli aneliti che manifestano verso una Natura ormai totalmente sacrificata alla Cultura - l′antesignano diretto degli hippies. Giovani che, rifiutando ogni integrazione al consumismo, rivendicavano di vivere "on the road" alla ricerca della saggezza perduta. Un′utopia che Hesse ha praticato grazie alla letteratura.

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L′incipit:

Hermann Hesse non aveva nulla del bambino prodigio. Come scrittore, pur pubblicando presto racconti e poesie, trovò la sua vena profonda solo oltre i quarant′anni, con Demian, libro che pubblicò con uno pseudonimo e che ebbe un′entusiastica accoglienza da parte di Thomas Mann. Questa tarda maturità creativa spiega anche la parte talvolta quasi invadente che nell′opera di Hesse ha la sua biografia. Tutti i romanzi di Hesse sono proiezioni più o meno complete dell′Io dell′autore: letteralmente Hesse conosceva se stesso scrivendo. Paragonato a quello di un Mann o di uno Joyce, il suo lavoro appare come un cantiere a cielo aperto, dove la maschera dei personaggi è solo una protezione per poter indagare, senza le inibizioni di un autobiografismo troppo scoperto, il proprio Io. Dietro la maschera manniana il volto dell′autore scompare o si lascia scorgere solo nelle sue fattezze di buon borghese distaccato e ironico; la maschera di Hesse rimanda invece immediatamente alla vita. E l′unico, ossessivo argomento dei romanzi di Hesse è proprio la ricerca di un punto di conciliazione e di equilibrio tra il bisogno di vita dell′uomo e il suo bisogno di cultura. Come trovare un equilibrio tra natura e civiltà? E il grande tema del decadentismo novecentesco (e prima già di Nietzsche e Freud, entrambi tra gli autori prediletti da Hesse), e per tutta la vita Hesse cercò di sondare i due abissi paralleli, Natura e Cultura, senza mai voler risolvere per l′uno in favore dell′altro.

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